3. Misure Elettriche e Schemi Circuitali
Questo manuale, basato sulle dispense create e distribuite dall'Associazione Italiana Radioamatori Ari.it vuole essere un riassunto completo della Lezione 2 del corso ARI CV e HL per l'esame di patente radiooperatore: dalla teoria della misura agli strumenti, dagli schemi circuitali alle leggi fondamentali di Kirchhoff.
Cos'è una misura
Misurare significa confrontare una grandezza non nota con una nota presa come riferimento. Il riferimento e la grandezza da misurare devono essere tra loro omogenee — ovvero della stessa natura fisica.
In termini pratici, misurare significa determinare quante volte il campione di riferimento entra nell'oggetto da misurare. Ad esempio, dire che un tavolo è lungo 230 cm equivale a dire che il campione di lunghezza (1 cm) entra 230 volte sulla lunghezza del tavolo. Lo stesso principio vale per qualsiasi grandezza: area, tempo, tensione, corrente, ecc.
La misura è sempre un rapporto tra la grandezza incognita e l'unità di misura campione. Senza un campione di riferimento condiviso, il risultato non ha senso comunicativo né tecnico.
Proprietà fondamentali di una misura
Affinché un processo di misura abbia senso, deve soddisfare due condizioni essenziali:
Riproducibilità
La misura deve poter essere ripetuta con gli stessi risultati. Il campione di riferimento deve essere stabile e condiviso. Un campione temporaneo (es. uno spago bruciato dopo l'uso) rende la misura inutile.
Non alterazione
Lo strumento di misura non deve alterare la grandezza che si vuole misurare. La presenza dello strumento nel sistema non deve modificare il valore da rilevare.
Un esempio classico di alterazione: usare un termometro clinico (grande e ad alta capacità termica) per misurare la temperatura di uno spillo per camicie. Il termometro raffredderebbe lo spillo, alterando esattamente la grandezza che si vuole misurare.
Un setup di misura valido per un sistema (es. bambino con la febbre) non è necessariamente adatto a misurare la stessa grandezza in un sistema diverso (es. la temperatura di un componente elettronico miniaturizzato).
Misura di tensione — Il voltmetro
La tensione si misura con un voltmetro, collegato in parallelo al componente di cui si vuole misurare la tensione. Per non alterare il circuito, un voltmetro ideale deve avere impedenza d'ingresso infinita: in questo modo non sottrae corrente al circuito sotto misura.
Voltmetro ideale — nessuna corrente circola al suo interno. La tensione su R1 in un partitore vale:
Voltmetro reale — la resistenza interna Rv del voltmetro si pone in parallelo con R1, creando una resistenza equivalente Rp:
Vmisurata = Vbat · Rp / (Rp + R2)
Più alta è la resistenza interna del voltmetro rispetto alle resistenze del circuito, minore sarà l'errore di misura. I voltmetri digitali moderni hanno resistenze interne dell'ordine dei MΩ.
Misura di corrente — L'amperometro
La corrente elettrica è un flusso ordinato di cariche elettriche. Per misurarla, è necessario interrompere il circuito e inserire l'amperometro in serie — il flusso di cariche passa fisicamente attraverso lo strumento.
A differenza del voltmetro, un amperometro ideale deve avere resistenza d'inserzione nulla (o la più bassa possibile), per non alterare la corrente che vuole misurare. Nella pratica, la resistenza interna RA è sempre maggiore di zero (per ragioni fisiche), quindi occorre verificare che:
Voltmetro
Collegato in parallelo. Resistenza interna idealmente infinita.
Amperometro
Collegato in serie. Resistenza interna idealmente nulla.
Misura di resistenza
Esistono diversi metodi per misurare una resistenza incognita:
Metodo voltamperometrico — si misura contemporaneamente la tensione ai capi del resistore (voltmetro in parallelo) e la corrente che lo attraversa (amperometro in serie), poi si applica la Legge di Ohm:
Esistono due configurazioni di inserimento:
- Voltmetro a valle dell'amperometro: il voltmetro misura anche la caduta sull'amperometro → errore sulle resistenze basse.
- Voltmetro a monte dell'amperometro: l'amperometro misura anche la corrente nel voltmetro → errore sulle resistenze alte.
Ponte di Wheatstone — metodo ad alta precisione. Il circuito è composto da quattro resistenze disposte a diamante con un galvanometro al centro. Le resistenze R1 e R3 sono note e fisse; R2 è variabile; Rx è la resistenza incognita. Si varia R2 fino al raggiungimento del punto di equilibrio, cioè quando il galvanometro segna corrente zero. In equilibrio vale:
La tensione del generatore è ininfluente per il calcolo finale. La direzione della corrente nel galvanometro indica se R2 è troppo alta o troppo bassa.
Ohmmetro amperometrico a scala invertita — il metodo più semplice, presente nei comuni multimetri. Funziona inserendo la resistenza incognita in serie a una pila interna e un amperometro. La deviazione dell'ago è inversamente proporzionale alla resistenza (con Rx = 0 si ha la deviazione massima).
• Misurare sempre con il componente non alimentato — altrimenti il valore
rilevato è errato.
• Misurare il componente fuori dal circuito — altrimenti si misura anche
tutto ciò che è collegato in parallelo.
• La batteria interna del multimetro deve essere carica — misure con
batteria scarica sono inaffidabili.
• L'ordine dei puntali è indifferente per la misura di resistenza.
Schema circuitale
Uno schema circuitale (o schema elettrico) è una rappresentazione schematica di un circuito reale tramite simboli convenzionali. I componenti non vengono disegnati come appaiono fisicamente, ma rappresentati con simboli standardizzati.
I tre elementi fondamentali di uno schema sono:
- Componenti — rappresentati con i rispettivi simboli elettrici (batteria, lampadina, resistore, ecc.).
- Terminali elettrici — i contatti metallici di ciascun componente (es. i poli della pila), indicati con linee terminanti in un pallino.
- Fili di collegamento — disegnati come segmenti, sempre ad angoli retti.
Per indicare la direzione della corrente si usa una freccia parallela al filo, con
la lettera i (intensità). La corrente fluisce sempre dal polo positivo della batteria
(potenziale maggiore) verso quello negativo (potenziale minore) — analogamente all'acqua che scorre
dall'alto verso il basso.
La tensione si rappresenta con una freccia ad arco tra i due punti di misura. Negli utilizzatori (lampadine, motori, resistori) la freccia della tensione e quella della corrente sono discordi; nei generatori (pile, batterie) sono concordi.
In un utilizzatore (componente che assorbe energia) le frecce di tensione e corrente sono sempre in senso opposto. In un generatore sono nello stesso senso.
Nodi, rami e maglie di un circuito
Nodo
Punto in cui si congiungono tre o più fili. Due punti collegati da un solo filo (senza componenti in mezzo) formano un unico nodo — il principio di invarianza topologica.
Ramo
Porzione di circuito compresa tra due nodi. Un ramo contiene uno o più componenti in serie tra loro.
Maglia
Percorso chiuso ad anello all'interno del circuito. Ogni maglia è formata da più rami.
Maglia fondamentale
Maglie indipendenti, individuabili con il metodo delle "regioni" (carta geografica): ogni regione chiusa del disegno corrisponde a una maglia fondamentale.
Due punti collegati da un filo (cortocircuito) senza componenti in mezzo fanno sempre parte dello stesso nodo, anche se appaiono distanti nello schema.
Leggi di Kirchhoff
Le due leggi di Kirchhoff sono le fondamenta dell'intera elettrotecnica. Dipendono dalla struttura del circuito e non dai componenti specifici in esso presenti (leggi topologiche).
Prima legge — ai nodi (o alle correnti, KCL):
In ogni nodo di un circuito, la somma delle correnti entranti è uguale alla somma delle correnti uscenti. Non vi può essere perdita di corrente in un nodo — il nodo si comporta come una giunzione di tubi: l'acqua (corrente) che entra si ripartisce senza perdite.
Esempio: se i₁ entra e i₂, i₃ escono dal nodo A: i1 = i2 + i3
Seconda legge — alle maglie (o alle tensioni, KVL):
In ogni maglia di un circuito, la somma algebrica delle tensioni è sempre zero. Il procedimento applicativo è:
- Scegliere un verso di percorrenza (orario o antiorario — non cambia il risultato).
- Percorrere la maglia partendo da un punto qualsiasi e tornando allo stesso punto.
- Assegnare segno positivo (+) alle tensioni incontrate con la punta della freccia nello stesso verso di percorrenza; negativo (−) alle tensioni con punta opposta.
- Uguagliare a zero la somma algebrica risultante.
La seconda legge di Kirchhoff discende dalla conservazione dell'energia. Il concetto di potenziale è analogo alle quote altimetriche: percorrendo un anello chiuso, si torna allo stesso livello di partenza — il bilancio complessivo è zero.
Massa, ground e messa a terra
Il terminale di massa (ground) è il punto del circuito scelto convenzionalmente come riferimento di potenziale zero. Di solito corrisponde al polo negativo della batteria, che ha il potenziale più basso. Tutti gli altri potenziali del circuito sono misurati rispetto a questo punto di riferimento — analogamente alle quote rispetto al livello del mare.
Il simbolo di massa può essere ripetuto più volte nello schema: per convenzione tutte le masse sono elettricamente collegate, permettendo di semplificare schemi complessi evitando di disegnare tutti i fili di ritorno.
Nei circuiti di potenza, la massa svolge anche un ruolo di protezione dalla folgorazione: la messa a terra collega il contenitore metallico del circuito (chassis) a un palo infisso nel terreno, creando un percorso preferenziale (cortocircuito verso terra) per le correnti di guasto, evitando che si scarichino sul corpo umano.
La massa è solo un punto convenzionale di riferimento, non un componente fisico particolare. Nella realizzazione pratica del circuito non c'è nulla che la distingua fisicamente dagli altri nodi.
Resistenza interna delle batterie e f.e.m.
Le batterie reali non sono generatori ideali: presentano sempre una resistenza interna Rbat, che riduce la tensione disponibile ai morsetti quando circola corrente. Una batteria reale può essere modellata come un generatore ideale di tensione in serie con una resistenza.
Esempio numerico: batteria da 6 V con resistenza interna 20 Ω collegata a un carico R = 30 Ω:
Solo 3,6 V dei 6 V nominali arrivano al carico; i restanti 2,4 V si perdono sulla resistenza interna.
La Forza Elettromotrice (f.e.m.) è la differenza di potenziale massima ai capi del generatore a circuito aperto (senza corrente). Appena si connette un carico, la tensione utile scende a causa della caduta sulla resistenza interna:
| Tipo di batteria | Resistenza interna tipica |
|---|---|
| 9V zinco-carbone | 35 Ω |
| 9V litio | 16–18 Ω |
| 9V alcalina | 1–2 Ω |
| AA alcalina | 0,15 Ω |
| AA NiMH | 0,02 Ω |
| D alcalina | 0,1 Ω |
| D NiCad | 0,009 Ω |
Collegamento di generatori in serie e in parallelo
Collegamento in serie — due generatori condividono un morsetto e da esso non si dipartono altri rami. La tensione totale è la somma delle f.e.m. se le polarità sono concordi, la differenza se discordi:
Collegamento in parallelo — i due generatori condividono entrambi i poli. Questo è ammissibile solo se le due f.e.m. sono uguali e concordi:
Collegare in parallelo due generatori con f.e.m. diverse o discordi crea uno stato di indeterminazione con conseguente imprevedibilità nel funzionamento e rischio di correnti di circolazione elevate.
Teorema della massima potenza trasferita
Per un generatore reale (con resistenza interna Ro), la potenza erogata all'utilizzatore Ru vale:
Analizzando questa funzione si osserva che Pe = 0 quando Ru = 0 (cortocircuito) e Pe → 0 quando Ru → ∞ (circuito aperto). La funzione ha un massimo, raggiunto quando:
In condizione di massima potenza trasferita, il rendimento elettrico è esattamente il 50%:
Il teorema della massima potenza trasferita è fondamentale in radiotecnica: per trasferire la massima potenza dall'amplificatore finale all'antenna, la resistenza del carico (antenna) deve essere uguale alla resistenza interna del generatore (PA). Questo è il principio dell'adattamento d'impedenza (matching).